Insediamenti rupestri

LA STORIA E L'ARTE

LE ORIGINI

Le origini degli insediamenti rupestri nei dintorni di Fasano e, più in generale in Puglia, sono molto antiche, tanto che le tracce più remote della presenza dell'uomo nelle lame risalgono ad epoca protostorica. Il ritrovamento di reperti precedenti all'età classica e di età medievale ha portato ad ipotizzare una interruzione durante il periodo classico nell'utilizzo delle grotte che - con l'età successiva - diventa massiccio fino a prolungarsi, senza soluzione di continuità, ai secoli XIV e XV come ci attesta la documentazione iconografica nelle chiese rupestri.

Nell'epoca di transizione tra tarda antichità e alto medioevo (V-VI secolo) gli studiosi ritengono che vi fu un recupero della vita in grotta incrementatasi durante la seconda colonizzazione bizantina (fine IX-XI secolo) come testimoniano i manufatti artistici e gli aspetti demici e civili protrattisi per alcuni secoli.

La civiltà rupestre, come fenomeno di aggregazione sociale, si esaurì a partire dal XIV secolo con l'affermarsi di una diversa cultura abitativa che giunse all'utilizzo degli impianti rupestri in funzione delle successive costruzioni di case lamiate, case soprane, case palaziate, rendendo da quel momento discriminante, dal punto di vista sociale, l'abitare in grotta.La Puglia ed alcune zone della Basilicata appaiono le meno interessate dal fenomeno della grotta esicastica perché non è pervenuta la letteratura agiografica delle grandi figure dei santi del X/XII secolo come invece è accaduto in Calabria, Sicilia e in alcune aree della Lucania. La storiografia recente, insomma, sconfessa la tradizionale idea delle grotte-chiesa come ‘cripte anacoretiche basiliane', ossia luoghi isolati di ascetismo fondati da monaci eremiti di culto greco (basiliano). Del resto, lo stesso San Basilio, padre del monachesimo orientale, non aveva predicato la vita ascetica, ma un'esperienza spirituale libera e a contatto con il mondo. E non aveva fondato ordini: la regola basiliana esiste a partire dal XIV secolo.

In Puglia, la presenza dei monasteri rupestri va ridimensionata: la chiesa in grotta era inserita in un villaggio (o casale rupestre) ma è difficile stabilire che assolvesse a funzioni parrocchiali a causa dell'assenza di riferimenti a funzioni battesimali nella documentazione rinvenuta. Infatti, i programmi iconografici conservati non presentano mai scene riferibili a funzioni eremitiche nella grotta.

A dispetto di quanto avviene in Calabria, l'assenza di architetture semplici destinate ai bisogni spirituali di eremiti e la presenza di strutture che ripropongono l'impianto planimetrico di chiese sub divo insieme all'attestazione di sepolture ricavate nella roccia e la ricorrenza di temi iconografici, quali la Dèesis o pannelli con ritratti votivi di santi spesso accompagnati da offerenti e iscrizioni di tipo decisamente funerario, fanno ritenere che queste cripte assolvessero a funzioni private o funerarie.

LE CHIESE IN GROTTA E I LORO AFFRESCHI

Le chiese scavate nel tufo dei dintorni di Fasano hanno forma approssimativamente rettangolare, dimensioni raccolte e pareti basse per i limiti imposti dallo scavo. L’ingresso, in genere elaborato per distinguere la chiesa dalle altre grotte circostanti, è sempre laterale per adattare l’orientamento della cripta alla direzione della lama. L'articolazione interna, invece, riflette l’organizzazione di chiese di tradizione orientale: si entra nel naos (o aula) che accoglieva i fedeli, composto da una o due navate. Procedendo in avanti si incontra l'iconòstasi (muro che separa il naos dallo spazio sacro) oltre il quale si sviluppa il bema (presbiterio) al cui interno si osserva una nicchia che rappresenta la pròtesis, funzionale alla preparazione del rito, e gli altari. Sulla parete di fondo rivolta ad oriente si apre l'abside semicircolare.Così sono strutturate le più importanti chiese rupestri della zona.

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